imieiromanzi 的个人资料Ovunque tu sia日志 工具 帮助

日志


6月2日

_________

La morte e la vita cap7

"Desperte!!! Desperte!!!! "

Due sonori schiaffoni la riportarono alla realtà. Era sdraiata nell'erba, la faccia barbuta del capo dei guerriglieri a due centimentri dalla sua. Si alzò lentamente, la testa che ancora girava, il corpo di padre Augustin a due passi da lei, gli occhi attoniti rivolti ad un cielo azzurrissimo che non avrebbero più potuto vedere, un lago di sangue che scorreva sotto di lui.

Un colpo secco lo aveva colpito in piena fronte. "Padre Augustin..." si lanciò su di lui abbracciandolo scossa da singhiozzi disperati.

"Vamonos!" la presero per le ascelle e la trascinarano via, solo il tempo di posargli un bacio lieve su quegli occhi sbarrati, sollecitata a camminare con colpi secchi inferti nei fianchi con il calcio del fucile. Le tremavano le gambe, aveva le mani ed il viso imbrattati di sangue e la dolorosa sicurezza che non sarebbe uscita viva da quell'avventura "Perchè, perchè non hanno ucciso anche me? Oh padre Augustin perdonami, perdonami, perdonami....". L'ennesimo colpo dolorisissimo e drizzò le spalle, prese un andatura più spedita e rivolto un ultimo sguardo a Las Lajas sulla sua sinistra si giurò che non si sarebbe lasciata andare alla disperazione, che avrebbe lottato fino all'ultimo respiro per sopravvivere e portare a termine la sua missione, che il sacrificio di padre Augustin non sarebbe stato vano! " Ce la farò, lo giuro su Dio e sugli uomini che ce la farò!" Si sentì pervadere da una grande calma e da una forza immani e cominciò a studiare il gruppo di uomini che la stavano portando via: erano in cinque, quello che sembrava il capo avanzava in cima al gruppo con il fucile imbracciato e lo sguardo torvo, lo seguivano due uomini che parlottavano fittamente e che continuavano a girarsi per guardarla, dietro di lei l'assassino di padre Augustin e, ad una decina di passi un ragazzo, poco più che adolescente che copriva loro le spalle. Aveva lo sguardo triste, quasi spaventato, forse era ancora sensibile a tutto quel dolore, alla morte inferta senza pietà, al sangue innocente versato, alla bieca violenza. Una volta che i loro sguardi si erano incrociati le aveva accennato un timido sorriso ed era arrossito violentemente.

Camminarono per ore inoltrandosi nel fitto della giungla, attraversarono torrenti ai quali si abbeverarono, marciarono sotto una pioggia bollente che offuscava la vista mentre il sentiero si trasformava in un fiume di fango. Era sfinita, voleva fare la pipì, le dolevano i piedi e le tempie le martellavano incessantemente ma continuò tenendo il passo di quegli uomini abituati a marciare per giorni.

Alla pioggia si sostituì presto un sole implacabile poi finalmente il tramonto.

"Paramos aqui", si accasciò esausta, ancora un passo e sarebbe crollata.

Con un cenno le permisero di allontanarsi un po' tenuta sotto costante vigilanza dal ragazzo che discretamente distolse lo sguardo, poi tornata nel gruppo le passarono un paio di gallette ed una fiaschetta contenente una bevanda alcolica che rifiutò sdegnosamente. Le legarono le mani e finalmente potè sdraiarsi e cadere in un sonno pesantissimo.

" Arianna non temere. Questa è solo una prova, se crederai fermamente, se non esiterai, raggiungerai il tuo obiettivo...io ti sarò vicino, ti guiderò. Segui il condor Arianna, quando sarà il momento segui il condor!". Si svegliò di soprassalto,il fuoco del bivacco ormai spento, chiuse gli occhi riassaporando ancora una volta le parole del suo sogno, Padre Augustin era con lei, lo sentiva, l'avrebbe sostenuta e guidata. Si guardò intorno: sentì gli uomini russare rumorosamente, la fiaschetta completamente svuotata, non riuscì a distinguerne i tratti ma ne contò solo quattro, uno probabilmente era di guardia poco distante, si riaccoccolò in posizione fetale e si riaddormentò di colpo. La mattina dopo ripresero la marcia alle prime luci dell'alba ma questa volta le tennero le mani legate; i polsi le dolevano ed in alcuni tratti faceva fatica a tenersi in equilibrio.

Non le diedero nulla da mangiare ma per fortuna aveva trovato intatta un'unica bustina di zucchero che aveva ancora nelle tasche dei pantaloni. Dopo diverse ore di marcia passarono per un villaggio, le persone tutte fuori dalle loro misere capanne ad osservare silenziosi quella strana carovana. Si diressero spediti verso un vecchio, probabilmente il capo della comunità e poco dopo fu portato loro del cibo: frutta fresca, ciambelline di mais ed acqua freschissima. Mangiò avidamente fin quasi a star male mentre alcuni bambini le toccavano timidamente i capelli. Una donna le porse una ciotola con un liquido verde dall'odore intenso invitandola con un cenno del capo a bere, la sorseggiò:era nauseante poi chiudendo gli occhi la buttò giù senza riprendere fiato, era orribile e disgustosa ma immendiatamente si sentì pervasa da un senso di benessere e di grande euforia e

quando si avvicinò a riprendere la ciotola la donna le fece scivolare nella tasca un coltellino poi si allontanò silenziosa. Erano pronti per ripartire.

Anche quella notte gli uomini cominciarono a bere e due di loro indicandola cominciarono a litigare furiosamente. Erano ubriachi e cominciarono a lottare incitati dagli altri che avevano fatto cerchio intorno a loro.

La preda del vincitore sarebbe stata lei, non aveva dubbi! La lotta si faceva sempre più violenta mentre urla di incitazione salivano dagli spettatori e nessuno badava a lei. Lentamente cominciò ad indietreggiare verso la macchia, il cuore batteva talmenete forte che temeva lo avrebbero sentito, ancora qualche passo ed arrivò alla prima macchia di alberi, un ultimo sguardo, nessuno di era accorto che si era allontanata,e cominciò a correre all'impazzata mentre i rami la ghermivano come mani scheletriche che le strappavano gli abiti e lembi di pelle, più volte inciampò e cadde ma non si fermò mai,correva come una cieca senza vedere nulla, unica spinta l'istinto di sopravvivenza. Ad un certo punto sentì degli spari e delle urla rabbiose: si erano accorti della sua fuga! Ma aveva un certo vantaggio ed il buio della notte era di ostacolo per lei quanto per loro!

Nella sua folle corsa arrivò fino ad uno spuntone di roccia a picco sul fiume, il sentiero finiva lì e se fosse tornata indietro sarebbe finita tra le braccia dei suoi inseguitori. Un'ultima esitazione, il timore di rocce affioranti, l'inevitabilità della scelta: chiuse gli occhi e si lanciò nel vuoto, l'acqua gelida l'avvolse mentre come in un' esplosione tutta l'aria usciva dai suoi polmoni, nessuna roccia! Cominciò a battere i piedi freneticamente e raggiunse la superficie emergendo con urlo liberatorio, finalmente poteva respirare!

La corrente la stava trascinando via, era impedita dalle mani ancora legate, poteva solo lasciarsi andare. Incappò in un grosso ramo al quale appoggiò le braccia e la testa, alcune esplosioni nell'acqua poco distante ma si stava inesorabilmente allontanando, era salva!

Si lasciò trascinare dalla corrente, perse la cognizione del tempo e dello spazio circondata da un buio fittissimo.

Pian piano un'alba rosa cominciò a disegnare i contorni delle cose, vide la riva alla sua destra e battendo i piedi cercò faticosamente di raggiungere un approdo.

Lottò a lungo contro la corrente che la spingeva verso il centro del fiume ma infine riuscì ad issarsi fuori dall'acqua.

Si accasciò nell'erba umida scrutando guardinga tutto intorno: non si vedeva nessuno. Appena riprese fiato cercò il coltellino nella sua tasca pregando di non averlo smarrito durante la sua fuga, era ancora lì! Con fatica tenendolo fermo tra i piedi cominciò a tagliare le corde che le avevano inciso profondamente i polsi mentre grosse gocce di sudore scendevano dalle sue tempie, aveva fame e sete ed un desiderio infinito di allargare le braccia! La manovra richiese un tempo interminabile ma infine la corda si sfilacciò e potè liberarsi.

Pianse di sollievo poi quatta si allontanò dalla riva cercando però di seguire sempre il fiume sperando di incontrare un' imbarcazione o un villaggio.

Vagò per giorni incurante delle numerose ferite che si era procurata nella fuga, mangiò vermi grassi e ributtanti che trovò sotto i rami sapendo che le avrebbero dato una bella dose di proteine, scoprì che il suo desiderio di sopravvivenza superava la paura, il dolore, il ribrezzo. Non incontrò nessun animale pericoloso e questo le fece sentire fortemente la protezione di padre Augustin, dormì sugli alberi o in qualche anfratto nascosto. Le forze cominciavano a mancarle e le ferite si erano infettate procurandole una febbre che la debilitava. Aveva fatto il possibile ma sarebbe morta lì, sola, sperduta nella giungla, si sdraiò, lo sguardo rivolto al cielo, sarebbe stato dolce morire così...

" Addio Roberto, mio unico e solo amore, non ce l'ho fatta ,perdonami, ed anche tu padre Augustin, ho fallito, ti raggiungerò presto....." Gli occhi le si stavano chiudendo quando nel cielo apparve un'ombra: un condor gigantesco volteggiava su di lei. " Segui il condor, Arianna!" la voce di padre Augustin. Con uno sforzo immane si mise a sedere poi in piedi, no, fintanto avesse avuto anche una sola stilla di vita e la forza di respirare non si sarebbe arresa!

Seguì il volteggiare di quella splendida creatura e si diresse verso l'interno.

Ogni volta che le forze stavano per mancarle alzava gli occhi al cielo ed il condor era lì.

Delirava e le fecero compagnia in quella marcia molte delle persone del suo passato: i suoi genitori, la sua adorata nonna e soprattutto Roberto che le accarezzava piano la fronte e la incitava a camminare ancora ed ancora.

Un filo di fumo, il condor che dopo un ultimo volteggio sparì dietro le montagne ed alla sua vista si stagliarano alcune capanne. Fece gli ultimi passi quasi di corsa barcollando e sotto gli sguardi attoniti di donne e bambini cadde tra le braccia di un uomo anziano che le veniva incontro.

Roberto

cap8

La vede entrare nella sua capanna illuminata dalla luna.

Un abitino di seta blu che le fascia il corpo snello, i piedi scalzi. Ripete il suo nome con voce dolce e gli sorride. Poi lentamente lascia cadere le spalline, il vestito le scivola giù e rimane nuda, lì davanti ai suoi occhi attoniti, la sua pelle morbida illuminata dal chiarore tenue di una candela.

La guarda con ammirazione, i suoi occhi grandi pieni di amore e di promesse, le sue labbra morbide di cui ricorda la consistenza ed il sapore, le clavicole ben disegnate, la dolce curva delle spalle, i seni generosi, la vita sottile, i fianchi morbidi.

Avanza lentamente quasi danzando, si sdraia accanto a lui e chiude gli occhi, offrendosi, dolce ed arrendevole in attesa che la faccia sua....

"Arianna, vita mia!"

Si svegliò madido di sudore, il cuore impazzito, la pelle tesa in quel desiderio irrealizzabile.

Sarebbe stato così bello accarezzarsi sognando che quelle mani fossero quelle di lei....

Si alzò di scatto, sconvolto, quel sogno lo tormentava da molte notti.

Da quando era partito, anzi fuggito dall'Italia.

Ripercorse ogni istante di quel lungo viaggio verso la Colombia.

Il seggiolino scomodo dell'aereo che lo portava via, i sensi sconvolti, la morte nel cuore, una nostalgia che diventava sempre più dolorosa man mano che si allontanava da lei, le mani tremanti con le quali aveva scritto quella lettera.

Non avevano futuro. Provava una rabbia sorda per quell'amore impossibile e senza fine che permeava ogni fibra del suo corpo, per tutto quel dolore. Quanto amore sprecato!

L'unica soluzione era andare via, il più lontano possibile da lei.

Era atterrato a Bogotà poi con un volo interno era arrivato ad Ipiales e dopo una breve sosta si era messo in marcia per raggiungere la sua missione nella giungla, il luogo dove aveva trascorso già molti anni, dai suoi bambini sorridenti che erano stati felici di rivederlo.

Erano ricominciate le sue battaglie giornaliere contro le malattie, la fame, le innumerevoli ferite inferte da quell'ambiente bellissimo ed ostile dove non era facile sopravvivere!

Di giorno si ammazzava di lavoro ma appena si fermava il fantasma di Arianna riappariva.

La vedeva negli occhi sgranati di una bambina, nel sorriso dolce di una madre, nel tramonto dorato e nell'arcobaleno fulgente che attraversava come un arco l'intera volta del cielo.

Arianna ed i suoi lunghi capelli che raccoglieva con un mollettone, Arianna che si mordeva le labbra quando era concentrata, le sue piccole mani dalle dita sottili, il suo modo di ridere chiudendo gli occhi e rovescianado la testa all'indietro, la sua catenina sottile con l'angioletto dalle ali brillanti, ricordo della sua amata nonna, i suoi enormi occhi da cerbiatto pieni di lacrime quando l'aveva respinta dopo quel lungo bacio che gli aveva rubato l'anima.

L'aveva sentita tremare e poi lentamente arrendersi quando le aveva cinto i fianchi.

Perchè si era fermato quando il suo più grande desiderio era quello di fondersi a lei?

Gli era rimasto addosso il suo profumo, l'odore dei suoi capelli, il sapore dolcissimo della sua bocca.

Un'ondata di desiderio lo riassalì, voleva accarezzare quella pelle morbida ed ambrata, voleva stringere il suo seno tra le sue mani, voleva accarezzarle le spalle e baciarla nella fossetta tra le sue clavicole lì sotto la sua gola.

Stava impazzendo.

A volte gli sembrava di sentirla così vicina, a volte gli sembrava che lo stesse chiamando in aiuto.

Camminava nella sua capanna in preda ad una grande inquietudine, affranto si infilò un paio di calzoncini e si diresse verso il suo luogo segreto.

Era considerato un luogo magico dagli abitanti del luogo, un luogo pieno di spiriti e nessuno si sarebbe avvicinato tantomeno di notte.

Era una pozza d'acqua limpidissima e fresca illuminata da una luna d'argento, c'era una roccia piatta appena affiorante dalle acque dove lasciò i suoi abiti e poco lontano una cascatella gorgogliante con le rocce coperte di licheni e di orchidee rampicanti.

Era talmente bello e per l'ennesima volta restò senza fiato.

Come sarebbe stato bello mostrarlo ad Arianna!

Si immerse nell'acqua e nuotò fino alla cascata riempiendosi il viso di spuzzi nebulizzati ed i polmoni dell'intenso profumo delle orchidee, il corpo finalmente rilassato.

Restò immerso a lungo e risalito sulla roccia cominciò a pregare ma senza riuscire ad allontanare quella struggente malinconia.

" Arianna, mio unico e grande amore, ovunque tu sia ti mando i miei pensieri e con essi il mio cuore che trabocca d'amore...Dio onnipotente ti prego dammi un po' di pace....."

Si alzò e con il viso rivolto al cielo urlò un nome con tutto il fiato che aveva in corpo: "Arianna!"

IL DOLORE E LA GUARIGIONE

cap 9

Riapriva gli occhi a tratti per brevi attimi di lucidità del tutto inconsapevole o immemore del luogo nel quale si trovava, una sete implacabile che le ardeva la gola, il passaggio repentino da stati di freddo intenso nei quali batteva i denti ad altri di caldo insopportabile nei quali buttavia via le coperte.

Le dolevano un braccio ed una gamba di un dolore martellante che la faceva impazzire mentre riconosceva i volti delle persone che che si erano alternate al suo capezzale: una donna dalle mani delicate che le dava da bere e le metteva pezze bagnate sulla fronte, un ragazzo che si limitava a guardarla da lontano ed un vecchio che le applicava degli strani intrugli sulle ferite dopo averle pulite, procurandole dolori lancinanti come se le stessero scavando nella carne!

Le sembrava fosse sempre buio ma nel suo sonno delirante non aveva alcun riferimento temporale.

Incubi terribili pieni di sangue, colpi di fucile, urla animalesche e corse nel buio con i piedi nudi e le mani legate si alternavano alla sensazione dolcissima di lasciarsi trascinare dalla placida corrente di un fiume. E poi padre Augustin che l'abbracciava, Roberto che che la baciava con passione ed il volo maestoso di un condor che le permetteva di salirle in groppa ed andare sempre più in alto, con l'aria che le sferzava il viso ed i capelli svolazzanti e con la Terra sempre più lontana che diventava un'enorme tavolozza piena di colori.

"Sta delirando, la febbre non scende e le ferite sono infettate, dobbiamo incidere fino a far affiorare il sangue pulito altrimenti questa donna morirà. Prendi delle pezze bollenti e tanta acqua Dolores, e tu Juanito tienila ferma."

Una stilettata che le arrivò fino al cervello esplodendo in mille luci gialle, un calore insopportabile, un odore nauseante. Urlò con tutte le sue forze e ricadde in un sonno senza sogni.

Aprì gli occhi e vide un ragazzino che dormiva accanto al suo giaciglio, fuori si sentiva il cinguettio di qualche uccello sconosciuto mentre una lama di luce penetrava attraverso le fessure della porta.

Cercò di mettersi a sedere ma ricadde pesantemente in preda ad una grande nausea e senso di debolezza. " Si è svegliata, si è svegliata!"

Il ragazzo corse fuori saltando su come una scheggia. Immediatamente entrarono la donna ed il vecchio che si erano presi cura di lei. Il vecchio con fare sicuro le tolse le fasce dal braccio e dalla gamba e dopo un attento controllo finalmente sorrise.

"Como estas? Da dove vieni? Cosa ti è successo? E qual'è il tuo nome?"

"Mi chiamo Arianna e vengo da Ipiales, sono italiana, ma dove mi trovo?

Sto cercando la missione di padre Roberto, un prete italiano, lo conoscete?"

Si guardarono per un attimo e scossero la testa in senso di diniego riempiendola di delusione, aveva quasi sperato in un miracolo, l'ennesimo, considerato il modo nel quale si era salvata ed era errivata fin lì. Ma si fece forza e sorrise a quelle persone che le avevavo salvato la vita curandola con dedizione ed amore. L'aiutarono a tirarsi su e quello che vide le strappò un singulto: le sue gambe erano scheletriche e la gamba sinistra aveva una ferita amplissima, gonfia, dalla quale fuoriusciva un siero arancione. Era piena di graffi su tutte le braccia e le gambe, si toccò il viso e sentì solo le ossa affioranti sotto la pelle mentre i suoi capelli erano un groviglio informe. Raccontò per sommi capi la sua storia poi dopo averle medicato le ferite, il vecchio parlottò con la donna e trascinato fuori il ragazzo lasciò le due donne da sole.

"Mi chiamo Dolores, non preoccuparti, guarirai e le ferite non ti lasceranno segni, Don Juan è un grande guaritore, starai bene vedrai, gli spiriti maligni della febbre sono andati via, ora rilassati, penserò io a te."

Le tolse la tunica e dolcemente la lavò con un acqua profumata piena di boccioli di fiori. Evitando le ferite la rinfrescò con delicatezza. Era come una dolce carezza ed Arianna pur sorridendo di gioia e di riconoscenza non potè fare a meno di commuoversi profondamente.

Piano Dolores le pettinò i capelli e con orrore vide intere ciocche di capelli restare attaccate al pettine, ma era viva perdiana e si sarebbe messa in sesto in poco tempo!

Rinfrescata, cambiata, si adagiò nel giaciglio non prima di aver accarezzato il viso di Dolores e, presa la sua mano come un ancora di salvezza, si addormentò finalmente serena, riposando senza incubi.

Con forza e coraggio e con l'aiuto di quelle splendide persone un giorno dopo l'altro Arianna riacquistò le forze e presto, zoppicando, uscì dalla capanna. La luce del sole le ferì gli occhi ma alzò il viso per riceverne il caldo bacio.

Le ferite stavano guarendo e non lasciavano segni e piano riprese anche un po' di peso. Appena si sentì meglio cominciò a gironzolare per il villaggio accompagnata dal fedele Juanito che la seguiva come un ombra indicandole i nomi dei fiori e delle piante meravigliose che incontravano nelle loro escursioni. Stava imparando i nomi degli abitanti di quella minuscola comunità che quando la incontravano la invitavano nelle loro capanne dividendo tutto quello che avevano, pochissimo, con lei, con una generosità che mai aveva incontrato prima. Andava al fiume con le donne e restava incantata dai loro canti e dalle risate quando una di loro faceva una battuta che non sempre riusciva a capire!

C'erano giorni nei quali si recavano tutte al fiume e nude si lavavano ridendo e spruzzandosi ed aiutandosi a pettinarsi i capelli.

Don Juan era un capo giusto e la gente del villaggio si rivolgeva a lui per dirimere ogni controversia e spesso la sera si riunivano tutti intorno al fuoco a raccontarsi storie di di eroi e di spiriti di quella terra selvaggia, di antiche leggende e di prove insuperabili.

Sarebbe stato il Paradiso, il luogo perfetto dove restare per sempre. Eppure, sempre più spesso, le arrivava come una stilettata il pensiero che presto sarebbe dovuta partire. Il suo viaggio era finito, e se Dio avesse voluto, sarebbe ritornata a casa, senza aver trovato Roberto.

Roberto, pensava spessissimo a lui: il volo di un uccello maestoso nel cielo turchese, un tramonto mozzafiato, la pioggia scrosciante, una preghiera intorno al falò, tutto la riportava a lui. Sentiva nel profondo del suo cuore che era vivo, forse vicino, ma cosa poteva ormai fare?

Già chiedere a quelle splendide persone di aiutarla a tornare a casa le sembrava una richiesta enorme!

"Ariana, Ariana, vieni con me, ti porto in un posto meraviglioso dove andare a pescare!" la voce di Juanito la strappò ai suoi pensieri, quel ragazzino aveva l'argento vivo addosso e la coinvolgeva in ogni sua attività, spesso la madre doveva rimbrottarlo per lasciarla andare almeno per un po'!

Si era profondamente affezionata a quella famiglia, Don Juan posato e saggio, sua figlia Dolores coraggiosa e dolcissima e Juanito il suo fratellino d'adozione!

La prese per mano e dopo un lungo cammino verso la sommità del monte che dominava il villaggio, arrivarono ad una pozza d'acqua verde, piena di piante acquatiche e di rampicanti e, armati con una canna rudimentale, trascorsero ore serene concentrati nel compito di procurarsi la cena e Juanito trionfante riusci a far abboccare due enormi pesci!

Le capitava in occasioni così, circondata di silenzio e di bellezza, di lasciarsi sopraffare da una profonda e dolorosa malinconia data dalla consapevolezza che tutto questo non sarebbe durato ancora per molto e che senza di loro si sarebbe sempre sentita sola.

Tornarono al villaggo ridendo e scherzando e si resero subito conto di una strana atmosfera che vi aleggiava. "Sono arrivati degli stranieri!" Un tuffo al cuore: i guerriglieri l'avevano scovata?

"Ariana, vieni!" la voce di Don Juan. Entrò nella capanna e vi trovò un gruppetto di uomini dalla pelle bruciata dal sole.

"Questa è Ariana, sai cara ho parlato di te a questi uomini e sono disposti a portarti con loro fino a Ipiales, la situazione ora è tranquilla e ti lasceranno a Las Lajas, partirete tra un paio di giorni. Ed ora accogliamo degnamente questi graditi ospiti, stasera canteremo intorno al fuoco!"

Nonostante le parole gli occhi di Don Juan erano tristi e luccicavano, anche lui si era affezionato a quella creatura dal sorriso dolce e dal coraggio incredibile. Era rimasto affascianato dal suo racconto e dalla storia del condor, ma era giusto che Arianna tornasse al suo mondo, tra i suoi cari, al suo lavoro, gli sarebbe mancata questo si ma avrebbe raccontato la sua storia davanti al fuoco negli anni a venire: "Ariana" ed il condor che l'aveva portata lì.

I due giorni trascorsero anche troppo velocemente e fu il momento degli addii.

Salutò singhiozzando Dolores che amava come una sorella ed una madre, si sfilò la sua catenina con l'angioletto e gliela cinse al collo, abbracciò Juanito che le regalò una ghirlanda fatta con le sue orchidee preferite e si inchinò davanti a Don Juan che le mise al collo un sacchetto con delle pietre magiche che l'avrebbero protetta nel suo viaggio e nella vita futura che la stava attendendo. Tutti gli abitanti del villaggio si erano riuniti per salutarla e non avrebbe dimenticato mai più i loro volti ed i loro nomi, ne avrebbe serbato un ricordo pieno di dolcezza e di amore.

Si accodò al gruppo girandosi in continuazione mentre le figure man mano perdevano i loro contorni.

Una curva del sentiero ed il villaggio fu inghiottito dal verde della giungla.

 

Di nuovo in viaggio cap10

Nel suo cuore una grande pena ed il desiderio di lasciare quella carovana e tornare da coloro che l'avevano curata ed amata senza aspettarsi nulla in cambio, accettandola per quello che era senza fare domande sul suo passato, in un certo senso "Ariana" era nata lì e per loro non servivano giustificazioni o spiegazioni.

Quante persone erano entrate nella sua vita in quegli ultimi tempi e ne erano uscite lasciando un vuoto incolmabile: padre Augustin, sereno ed indomito che la aveva accolta come una figlia ed era morto nel tentativo di proteggerla, Dolores dagli occhi grandi e le mani delicate, madre e sorella, don Juan un capo saggio che si era preso cura di lei guarendole le ferite del corpo e dell'anima, infine Juanito dalla risata argentina e dalle mille sorprese.

Ed ora stava tornando a casa: casa? Non c'era nessuno ad aspettarla, nessuno per cui valeva la pena di rientrare la sera, nessuno al quale parlare o farsi accarezzare i capelli o fare l'amore!

Si ricosse dai suoi tristi pensieri guardandosi intorno e cercando di imprimere negli occhi e nel cuore tutta quella selvaggia bellezza. Non avrebbe mai più rivisto quelle montagne che si stagliavano nette nel cielo terso, non avrebbe mai più attraversato torrenti tumultuosi e cristallini, non avrebbe mai più camminato nella giungla asfissiante dall'odore intenso di fiori e foglie marce, piena di colori incredibili e di insetti di ogni genere, magari sotto una pioggia incessante e bollente che ti inzuppava fino al midollo seguita da un sole implacabile che ti asciugava in pochi istanti. In tutta quella bellezza c'era la voce di Dio, la Sua creazione, la sfide dell'uomo per la vita ed il rispetto per tutta quella grandezza, perché la giungla esplodeva di vita e la toglieva con facilità.

Questa volta la marcia era cadenzata da numerose soste, da scambi di battute, da cibo abbondante, da riposo. Dopo circa tre giorni di marcia sarebbero arrivati ad Ipiales. La notte Arianna restava sveglia ad ammirare la volta del cielo lucente di stelle, la via Lattea sinuosa come un fiume di diamanti su un tappeto di velluto, la luna crescente che sorgeva improvvisa da un monte annunciata solamente da un'intensa luce argentea, ma il suo cuore diventava sempre più triste e pesante man mano che passavano i giorni e si avvicinavano alla meta.

Il terzo giorno di marcia quando stavano per cominciare a scendere alzando gli occhi al cielo Arianna vide da lontano la sagoma di un uccello in volo. Il cuore perse dei battiti, no, non poteva essere il "suo" condor! Seguì il lento avvicinarsi dell'animale, riconobbe il collare di piume bianche il becco ricurvo le ali nere, immense. Volteggiava sopra di lei in lente volute con spirali sempre più strette.

"Sarà lei?"

Le persone che la accompagnavano comiciarono a  parlottare gesticolando e guardandola attoniti, don Juan doveva aver raccontato loro come quel condor l'aveva guidata fino al loro villaggio.

"Ariana, questo è un segno perché il condor è il capo di tutti gli spiriti benigni di questa terra, è un incontro raro e molti di noi non avevano ancora avuto l'occasione di vederne uno, quel condor è qui per te e ti sta portando un messaggio, sai, ci sono molte leggende riguardo al condor, non arriva mai per caso e credo che tu sappia cosa devi fare"

Una pace intensa, il cenno di un sorriso, il sangue che scorreva veloce nelle sue vene, la dcisione immediata.

" Si amici miei , seguirò ancora una volta il suo volo. Ma cosa c'è laggiù?"

" Ci sono alcuni villaggi ma per arrivarci devi attraversare la Terra degli Spiriti, un luogo al quale non è permesso l'accesso a noi nativi, lì ci andremo quando raggiungeremo i nostri avi, forse tu non devi tornare indietro, c'è qualcosa che ti aspetta laggiù. Il condor ti guiderà e non correrai alcun pericolo. Non possiamo accompagnarti, questa è una prova che dovrai superare da sola, un'occasione che molti di noi non avranno mai in questa vita. Prendi del cibo e dell'acqua e vai, sei benedetta Ariana, troverai quello che stai cercando, ma soprattutto quello che la vita ha in serbo per te. Vai, hai la protezione del più grande degli spiriti, sii fiduciosa e lasciati guidare da lui".

Ancora una volta da sola ma senza paura. Sentiva che molte forze occulte la stavano spingendo.

 Era diventata "Ariana del condor".

Un breve addio ed i suoi passi si volsero verso le montagne.

 

 La cascata degli Spiriti cap 11^

Cos'era tutto quel parlottare e guardarla come se la vedessero per la prima volta? E la domanda "Sarà lei?" Lei chi? C'era qualche leggenda tra i nativi che parlava di una donna straniera?

Aveva posto quelle domande e molte altre ancora, ma le avevavo semplicemente risposto che non bisognava conoscere il proprio destino ma viverlo!

Ancora una volta da sola, accompagnata dal silenzio e dal rumore del vento. Ma non aveva timore, sorrise e si lasciò incantare dal panorama. Era una giornata tersa e le cime dei monti si stagliavano nette nel cielo azzurrissimo, l'ombra del condor, nitida sul sentiero, era una presenza rassicurante. Non fece molte soste, voleva arrivare, non sapeva dove ma voleva arrivare!

Ad un tratto percepì una presenza tra le rocce ed il cuore si riempì di paura, qualcuno la stava seguendo, lo sentiva, ma pur girandosi di scatto o fermandosi improvvisamente non vedeva null'altro che un'ombra che spariva immediatamente. Rise di sè, si stava facendo suggestionare da tutti quei racconti sugli spiriti guida nelle sembianze di animali, sulle terre proibite, sulle antiche leggende di quella gente. Facevano parte della cultura di un popolo abituato a vivere in condizioni estreme dove c'erano poche garanzie che un nuovo giorno sarebbe sorto: febbri, animali feroci, piogge ed inondazioni, potevano strappare una vita con la stessa facilità con cui lei poteva fermarsi a raccogliere un fiore.

Man mano che il giorno moriva i contorni si addolcivano e le montagne presero una sfumatura violetta che mai prima d'ora aveva notato. Trovò una radura protetta da un costone di roccia, si rifocillò con le provviste e sfinita si addormentò mentre il cielo si accendeva di stelle.

Aprì gli occhi all'improvviso disturabata dalla sensazione di essere osservata: a pochi passi da lei un magnifico giaguaro la stava fissando con i suoi occhi di ambra, fluorescenti, trattenne il respiro, non fece alcun movimento, gli occhi fissi in quelli dell'animale, ipnotizzata.

L'animale fece ancora un passo, annusò l'aria, poi silenzioso sparì con pochi balzi tra le rocce.

Mentre aspettava che il battito del suo cuore si calmasse si domandò perchè non l'avesse attaccata, era una preda molto facile, cosa significava tutto questo, aveva sognato? No, era sicura di no. Si appoggiò alle rocce guardinga, sobbalzando al minimo fruscio del vento tra le foglie e scrutando il buio che la circondava con le ginocchia strette al petto. Sarebbe tornato? L'avrebbe attaccata? Pensò che non sarebbe mai più riuscita a dormire invece riaprì gli occhi baciata dai caldi raggi del sole che era già alto nel cielo.

Era ancora appoggiata alle rocce, la testa abbandonata sulle ginocchia... viva!

Si alzò guardinga poi, rivolto uno sguardo al cielo ed alla sua guida, riprese il cammino.

Aveva strane sensazioni, camminava come senza peso, man mano che procedeva si sentiva infondere da un calore e da una gioia immensi, aveva la sensazione di essere in procinto di arrivare a casa. Più volte nel corso del giorno si era accorta che il giaguaro affiancava i suoi passi.

Ma il timore era sparito, Arianna sentì che stava vivendo qualcosa di unico e speciale, qualcosa che era già stato scritto per lei da qualche parte, qualcosa chiamato destino o predestinazione.

Questo la rasseneva facendole vivere quei momenti con un senso di inevitabilità.

Il panorama stava cambiando, si stava addentrando in una foresta dagli alberi alti e dalla vegetazione lussureggiante. La sera del secondo giorno fu con grande stupore che si trovò davanti al panorama più bello che avesse mai visto!

Una pozza d'acqua verde circondata da rocce affioranti coperte da licheni, una cascata rigogliosa e gorgogliante illuminata da una miriade di piccoli arcobaleni, le piante ed i fiori avevano colori iridescenti e sembravano emanare una luce interna tenue ma visibilissima, i profumi erano intensi e facevano girare la testa :"La cascata degli Spiriti", era proprio come gliela aveva descritta Don Juan pur non avendola mai vista. Il condor l'aveva guidata fin là , il giaguaro l'aveva accompagnata per un tratto del suo cammino, ma cosa doveva fare? Qual era il suo compito?

Rivolse questa domanda alzando gli occhi al cielo e poi ancora rivolta verso la foresta silenziosa ma non ebbe risposta, sapeva che avrebbe scoperto tutto vivendo.

Restò a lungo incantata assaporando tutti i profumi ed ascoltando la musica dell'acqua, totalmente immersa in quell'ambiente magico. Con il buio si accoccolò su una roccia piatta che affiorava dall'acqua e dopo aver ammirato la cascata illuninata dalla luna si addormentò con la sensazione di essere abbracciata.

Sognò due bambini, un maschietto ed una femminuccia, identici nei loro occhi azzurri, la pelle ambrata ed i capelli scuri. Giocavano ridendo e rincorrendosi fin quando un lampo passò negli occhi della bambina che tirò fuori uno spillone dalla tasca del suo vestitino e lo conficcò nel torace del bambino e da quella ferita fuoriscì un fiume di sangue che arrossò le acque della cascata e la terra tutto intorno...

Si svegliò con il viso bagnato di lacrime ed una profonda inquietudine, ma le bastò guardarsi intorno per dimenticare il sogno che gliela aveva procurata.

La vita intorno alla cascata si stava risvegliando, man mano che il sole la illuminava fiori esotici aprivano la loro corolla mentre una moltitudine di insetti e mille libellule dalle ali iridescenti volavano sull'acqua.

Si spogliò e si immerse in quelle acque meravigliose e fresche, giocò con la cascata ruggente, si asciugò al sole sdraiata sulla roccia, ad occhi chiusi.

Dalla sera prima si era accorta che sia il condor che il giaguaro non si erano mostrati, guardò il cielo e poi tutt'intorno fin quando non notò un sentiero che saliva accanto alla cascata.

Era arrivata a destinazione ed era ancora sola, rivolse una preghiera di ringraziamento agli spiriti che l'avevano guidata e si mise in cammino.

Camminò per un po' poi si accorse di un filo di fumo che saliva verso il cielo: Arrivò ad un villaggio con delle capanne disposte in cerchio, nessuno si era accorto del sua presenza. Si guardò intorno:

alcune donne erano intente a schiacciare dei semi in alcune ciotole mentre dei bambini di varie età scorazzavano lì intorno giocando e ridendo.

Fuori dalle capanne erano stese delle stuoie e c'erano dei recinti con alcune caprette che brucavano un'erba rada e gialla.

Al centro del villaggio una costruzione più ampia con il tetto di paglia sostenuto da larghi tronchi.

Su delle panche rudimentali erano sedute alcune persone: delle donne con dei piccoli in grembo, dei vecchi con lo sguardo assorto e la faccia bruciata dal sole, un uomo con una vistosa fascia sulla gamba.

Nella capanna un uomo alto e magro le dava le spalle, stava parlando con un bambino urlante mentre la madre cercava di tenerlo fermo forse per farlo visitare o medicare.

L'uomo disse qualcosa al bambino che smise di scalpitare e fece una risatina nervosa.

Finì la medicazione e mise giù il bambino arruffandogli i capelli e dandogli un buffetto sulla guancia. Si portò la mano alla fronte spostandosi i capelli dal viso e lentamente si girò verso il punto dove c'era lei.Gli occhi più azzurri che avesse mai visto la stavano fissando increduli...........

评论 (2)

请稍候...
很抱歉,您输入的评论太长。请缩短您的评论。
您没有输入任何内容,请重试。
很抱歉,我们当前无法添加您的评论。请稍后重试。
若要添加评论,需要您的家长授予您相应权限。请求权限
您的家长禁用了评论功能。
很抱歉,我们当前无法删除您的评论。请稍后重试。
您已超过了一天之内允许提供的评论数上限。请在 24 小时后重试。
因为我们的系统表明您可能在向其他用户提供垃圾评论,您的帐户已禁用了评论功能。如果您认为我们错误地禁用了您的帐户,请联系 Windows Live 支持部门
完成下面的安全检查,您提供评论的过程才能完成。
您在安全检查中键入的字符必须与图片或音频中的字符一致。

若要添加评论,请使用您的 Windows Live ID 登录(如果您使用过 Hotmail、Messenger 或 Xbox LIVE,您就拥有 Windows Live ID)。登录


还没有 Windows Live ID 吗?请注册

IO SONO AL POSTO GIUSTO E AL MOMENTO GIUSTO......... MENTRE LE MIE GAMBE HANNO VOLGIA DI CORRERE E NN TI NEGO CHE L'HO FATTO GIA.........SI UNA CORSETTA UN PO A RILENTO MA SEMPRE CORSETTQ E........ MI SONO SOFFERMATA SU QUESTO GIAGUARO CHE INCUE PAURA MA E' COSI BELLA LA SUA VISTA E SAI CHE PENSO TRA ME E ME CHE SE LO SI GUARDA DALLA GIUSTA OTTICA DALLA GIUSTA DISTNZA......SI IO SONO SICURA CHE LUI SI FA GUARDARE IN TUTTA LA MAESTOSITA E NON CI MORDE...... SAI E' COME LA VITA IL TUTTO FA BENE CERTAMENTE SEMPRE NELLA GIUSTA MISURA....... MENTRE I MIEI MUSCOLI STANNO TIRANDO FUORI LA GIUSTA FORZA...........(SCRIVO SEMPRE QUI DA TE PERCHE' SO CHE COMPRENDI).......... IO RISCOPRO ME .......... SICURAMENTE DEVERSA SI ASSOLUTAMENTE SI .... SAI DEVO DIRTI CHE SE VOLGO LO SGUARDO A QUESTI MIEI ULTIMI MESI SI SON SUCCESSE DELLE GIUSTE COSE .......... UNA PARTE DI ME CHE UN GIORNI DI TANTI MESI AVEVA SBAGLIATO ERA GIUSTO CHE RIMANEVA SU QUELL'INCROCIO......... OGGI  VOLTO LO SGUARDO  AL CIELO E DICO GRAZIE........ SI ANNAMARIA LA VITA E' BELLA NONOSTANTE TUTTO OGNI GIORNO NE SONO + CONVINTA..........LUCA E UN PO AGITATO LUNEDI PROSSIMO INIZIANO GLI ESAMI DI MATURITA........ IO CERCO DI DARGLI IL MIO APPOGGIO SAI CHE CREDO CHEOGGI SONO PRONTA PER QUELLO CHE DEVO FARE IN QUESTO MOMENTO IN EFFETTI I MIEI FIGLI COME I TUOI CRESCONO E NOI ANNAMARIA ANCHE SE IL NOSTRO CUORE RIMANE QUELLO DI UN BIMBO DOBBIAMO CRESCERE IN FUNZIONE DI QUELLO CHE CI ACCADE INTORNO.............. NON CE TRISTEZZA NEL MIO DIRE MA SOLO ACCETTAZIONE DEL TEMPO CHE TRASCORRE E CHE OGNI NUOVO GIORNO CI DA LA POSSIBILITA' DI VEDERE IL SUCCESSIVO CON OCCHI DIVERSI E CON UNA NUOVA LUCE........ BACIOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO
6 月 10 日
Emanuela发表:
volevo fare la furba..
pensando ci fosse tutto invece... non so capace so rimasta  fregata!!
uffi aspetterò il resto..
bacio!
6 月 8 日

引用通告

此日志的引用通告 URL 是:
http://imieiromanzi.spaces.live.com/blog/cns!994AF9B20A517896!113.trak
引用此项的网络日志