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日志


    6月3日

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    Prologo cap 1
     
     
    " Ho bisogno di te. " La loro parola d'ordine.
    "Ho bisogno di te"....
    Solo poche parole ma aveva capito.
    Mise giù il telefono e si preparò per uscire.
    Roberto, il suo migliore amico, il compagno di mille avventure, il fratello che non aveva mai avuto, il confidente ed il complice di sempre l'aveva chiamata e come altre volte era pronta ad accorrere per calmarlo, per ascoltarlo ,per abbracciarlo e sostenerlo.
    Mille volte lo aveva fatto e mille volte lui lo aveva fatto per lei. Da sempre.
    Sorrise ripensando ai lunghi anni condivisi ,alla gioia di avere sempre accanto un amico da chiamare anche di notte anche in un altra città anche in un altro universo.
    Erano sempre stati così uniti da quel giorno molti anni prima quando lei lo aveva difeso da un gruppetto di bulli e si erano ritrovati con un occhio nero e pieni di graffi ma perdinci avevano vinto su quei ragazzi più grandi che a scuola terrorizzavano chi come loro frequentava le classi inferiori!
    Segreti e sogni. Aspirazioni e delusioni, sempre insieme! Ne era stata follemente innamorata  ma ora condividevano solamente quella forte amicizia che li teneva legati da più di vent'anni. Si era rassegnata al fatto che lui non avrebbe mai potuto amarla.
    Lui alle sue alle sue nozze dove nessuno aveva capito perchè piangesse per tutta la cerimonia.
    Lui che era partito subito dopo  ed era stato via per anni ma che le aveva scritto lettere lunghissime e cartoline dai luoghi lontani dove aveva vissuto, Lui che aveva visto in lacrime prendere una strada che  aveva spento ogni sua speranza in una vita insieme . Lui che dopo che era tornato tre anni prima era diventato buon amico anche di suo marito Francesco tanto che Francesco stesso aveva adottato quella rassegnata accettazione  da non fare domande quando lei usciva di notte  per raggiungerlo ovunque le chiedesse.
    Ma cosa era successo?
    E perchè quella voce ?
    Lasciò un biglietto attaccato al frigo "Vado da Roberto,non aspettarmi" e si diresse verso la sua macchina.
    La città era deserta a quell'ora . Le strade rese lucide dalla pioggia e le luci dei lampioni che si stemperavano in mille riflessi nelle pozzanghere.
    La musica che proveniva dalla radio faceva da sottofondo ai suoi pensieri mentre una strana sensazione, un senso di ansia la pervadeva.
    C'era qualcosa di diverso nella voce di Roberto, un grido muto, un appello sotterraneo che l'aveva scossa....ma anche questa volta ne era sicura sarebbe tutto finito in un abbraccio ed in mille risate e nei racconti interminabili di tutte le avventure condivise.
    Si allontanò dal centro città dirigendosi verso l'abitazione sul mare del suo amico .
    Le dune silenziose il riflesso della luna che spuntava dalle nuvole accompagnavano il suo viaggio.
    Amava quel paesaggio e lo amava soprattutto nel silenzio e nel buio della notte...sorrise ripensando ai loro bagni notturni con i vestiti abbandonati sulla spiaggia con le corse a chi raggiungeva per primo il riflesso della luna nel mare......
    Molte volte si era chiesta perchè non si era mai innamorato di lei ma poi capì che il  vero amore di Roberto era quello che l'aveva portato a vivere tra altre genti,tra quei bambini con la pelle scura e gli occhi grandi, in mezzo alla povertà alla malattia, alla mancanza dei beni primari per la sopravvivenza.
    Perchè quella sintonia non fosse mai sfociata  in un rapporto d'amore era la domanda che si era posta mille volte  tanti anni  prima ,ma forse la bellezza del loro stare insieme era proprio in quel vedersi come compagni nell'accettare le scelte dell'altro anche se li avevano divisi per sempre..
    Era arrivata . Nessuna luce  se non un tenue chiarore forse del caminetto acceso.
    Sicuramente era seduto davanti al fuoco i suoi begli occhi azzurri a seguire  le fiamme giuzzanti una bottiglia di buon vino in fresco .
    "Roberto?"
    "Sono qui,entra"
    "Ma perchè al buio?"
    "Vieni  e siediti accanto a me...guarda che belle le scintille ed i giochi del fuoco nel caminetto.Versati un pò di vino ed vieni vicino a me."
    Si avvicinò cauta e si ritrovò al suo fianco. Non avevano bisogno di parole bastava la vicinanza l'uno dell'altro e sicuramente quel nodo che gli provocava disagio o sofferenza si sarebbe sciolto.
    Si versò del vino e ne versò un bicchiere anche a lui ed appoggiò la sua testa alla sua spalla...lo guardò di sottecchi e notò le profonde occhiaie e la barba incolta ed intuì che quello che lo stava turbando non era un problema momentaneo ma una grande inquietudine.
    Gli parlò dolcemente raccontantodogli quegli episodi a volte un pò stupidi che le erano accaduti ultimamente. Gli   descrisse le sue colleghe ed il suo lavoro, e l'ultimo viaggio che aveva fatto a Londra per la casa editrice per la quale lavorava e degli ultimi autori che aveva scoperto.
    Lo sentì lentamente rilassarsi ed anche ridere sommessamente e si animò di maggiore entusiasmo.
    Ritornarono i ragazzi di sempre cominciarono a fare i loro giochi di parole e a scambiarsi quelle battute sciocche che li facevano ridere a crepapelle forse complice anche il calore del caminetto e quei bicchieri di buon vino fresco bevuti a stomaco vuoto.
     
    Il buio della notte si stemperò nei dolci colori dell'alba.
    Era passata la crisi.
    "Devo andare ora Roberto"
    Si alzarono in piedi insieme ed una leggera vertigine la fece barcollare.
    Lui la sostenne per un attimo poi la fissò intensamente in quegli occhi nocciola, immensi, da cerbiatta.
    La battuta che le stava salendo alle labbra si spense in uno sguardo attonito.....no Roberto...no
    Lui si avvicinò lentamente a lei e guardandola negli occhi la abbracciò .
    Dapprima dolcemente poi sempre più insitentemente premette la sua bocca su quella di lei che si schiuse lentamente mentre le loro lingue si univano in un bacio intenso lunghissimo appassionato,  il primo che si erano mai scambiati.
    Durò una vita e quel bacio tanto inaspettato quanto desiderato le tolse il respiro.
    "Va via ora ti prego,mi hai dato tutte le risposte, ora so cosa devo fare...."
    Gli occhi le si riempirono di lacrime mentre correva via sconvolta.
    Due giorni dopo mentre tornava a casa in auto una notizia della cronaca locale le fece gelare il sangue "Non si hanno ancora notizie di Padre Roberto Duncan  . I fedeli che come ogni mattina si recavano alla messa del parroco hanno trovato la chiesa chiusa e la casa sbarrata.Don Roberto  noto in città per le sue opere nelle missoini all'estero era tornato da tre anni occupandosi della piccola parrocchia di san Gabriele..........
     
     
     
     
    La lettera cap2
     
     
    Arianna cara
    sei appena andata via ed ancora aleggia su di me il tuo profumo mentre sulle mie labbra sento ancora il tuo sapore.
    E la tua passione , alla quale non sono più capace di resistere.
    Era una prova Arianna, una prova che dovevo a a me stesso prima di prendere una decisione fondamentale per il mio futuro.
    Parto Arianna, vado via.
    Qui non c'è nulla a parte te che mi tenga legato.
    Ogni giorno di questi tre anni ho sentito la mancanza dei miei ragazzi, del mio villaggio,di ciò che ormai sento essere diventato il mio mondo.
    Ogni giorno di questi tre anni mi sono interrogato sulla forza della mia fede , inattacabile fin a poco tempo fa , vacillante da quando sono tornato, da quando ho visto cos'è la fede qui. Un dovere da svolgere la domenica mattina per mettersi a posto la coscienza subito dimenticando gli insegnamenti di Nostro Signore,   per non parlare di quanto succede tra noi religiosi!
    Sono esausto Arianna ,qui non sento più la voce di Dio.
    L'ho sentita intensamente nella foresta e nelle lande nelle quali ho vissuto, nell'acqua delle cascate e nella luna talmente vicina e limpida che sembra di poterla toccare!
    L'ho sentita nel frinire delle cicale e nel sibilo dei serpenti nella boscaglia, nelle zanzare implacabili che mi hanno fatto ammalare gravemente e costretto a rientrare in patria, nei bambini che sono riuscito a salvare ed in quelli che sono morti tra le mie braccia, nella pioggia incessante e nel sole che brucia la pelle, nel freddo intenso della notte nell'Eucarestia celebrata su un altare all'aperto , nelle madri che pregano per la salvezza dei loro figli, nella morte che ci accompagna ad ogni passo in ogni giorno, nella vita che a volte vince sulla malattia e sulla mancanza di tutto.
    La voce di Dio Arianna, limpida e diretta nei silenzi infiniti della notte.
    Vado via per ritrovarla intatta e potente.
    E poi ci sei tu, la mia amata  compagna di mille avventure.
    La bambina coraggiosa che non si è tirata indietro per salvarmi da quei bulli che mi tormentavano da mesi. Eri più alta di me allora , algida ,furiosa ,con le trecce scomposte, i capelli che sfuggivano a inastri che li volevano costretti
    i tuoi occhi enormi  il piglio deciso.
    hai sempre avuto il fuoco della passione che ti divora!
    Chi non ti avrebbe temuta?
    Da allora siamo stati inseparabili ti ho vista crescere e sbocciare nella splendida donna che sei diventata: caparbia ,fiera ,decisa , generosa e dolcissima.
    Ho presenziato e celebrato le tue nozze ed ho compreso la ragione delle tue lacrime come quelle incontenibili quando ho preso i voti.
    Ma io non potevo amarti Arianna non come desideravi e meritavi.
    Io ho votato la mia vita  a Dio ed alla Chiesa  senza dubbi,fino ad ora.
    Fino a stasera, fino a quel bacio.
    E' l'uomo e non il sacerdote che ti ha abbracciata, che ha dischiuso le tue labbra dolcissime che ha desiderato tenerti stretta e baciarti ed assaporare e conoscere e saggiare ogni centimentro della tua pelle fino a penetrare nella tua più intima essenza.
    L'uomo Arianna, l'uomo che hai risvegliato in me e questo non è bene
    ne' per te ne' per me.
    Sono pieno di dubbi e di rimpianti non so più chi sono ne' chi voglio essere
    so solo che vado via.
    e soprattutto che ti porterò sempre nel cuore
    con amore immenso
    Tuo Roberto
     
     
     

    Las Lajas cap3

    " Continuano le violenze in Colombia. Preso d'assalto il Santuario di Nostra Signora

    di Las Lajas.Le notizie arrivano frammentarie e non si conoscono i nomi delle vittime ne' se tra queste ci sono i nostri missionari molto attivi nella zona.L'ambasciata Italiana di Bogotà si sta muovendo presso il governo per ottenere notizie più dettagliate al riguardo...ma torniamo in Italia per commentare l'ultimo intervento del nostro Primo ministro.........."

    Las Lajas....Las Lajas...perchè quel nome le risultava familiare?

    "Roberto! "

    Erano trascorsi molti mesi da quella lettera ed ancora quelle parole le bruciavano...l'aveva usata!!!!!

    Per fare una prova!!!!!!Per saggiare la sua fede e prendere la decisione irrevocabile di andar via, per sempre!

    L'aveva letta mille volte, bagnata con le sue lacrime amare di rabbia inespressa. Una prova, ma per lei quel bacio era stato il suggello al suo votarsi al suo unico amore.

    Non permetteva più a Francesco di avvicinarsi a lei come marito da allora.

    Sarebbe stato come contaminare quel flusso di amore e di emozioni che lui le aveva trasmesso. La sua vita era diventata un inferno da allora:discussioni infinite, litigi violenti che si erano trasformati in un silenzio pieno di recriminazioni.

    Lo sguardo di Francesco dapprima  ferito si era trasformato in sguardi di odio ed infine, fortunatamente, di indifferenza. Non si parlavano quasi più, si evitavano quando erano insieme in casa, in un clima che la faceva impazzire.

    Si era tuffata nel lavoro con caparbietà e disperazione, aveva accettato ogni trasferta pur di allontanarsi per qualche giorno da quella casa piena di infelicità, il tempio del suo fallimento.

    Poi il nome di quella Chiesa....

    Come una pazza rientrò in casa  e cominciò a cercare tra le vecchie lettere di Roberto quelle che le mandava con regolarità anni prima.Le aprì ad una ad una con mani tremanti cercava una foto, eccola!

    "Mio Dio, mio Dio eccola: Santuario di Nostra Signora di Las Lajas, Ipiales"

    Doveva andare lì e sapere. Non avrebbe avuto pace se non avesse saputo del suo destino. Ma come?

    Dove?

    Aveva solo quella foto ed il nome di quella chiesa maestosa costruita in una gola profonda, bianchissima, in contrasto con il verde intenso della foresta che l'vvolgeva, il ponte con le sue alte arcate per raggiungere l'entrata.

    "Un luogo di pace" l'aveva definita "La mia oasi di preghiera e di raccoglimento dove ritrovare la mia anima.."

    Cominciò a cercare notizie su internet: la chiesa, il paese, il modo di entrare in Colombia...

    "Cosa stai facendo?" Francesco. Non lo aveva sentito rientrare. Sussultò colta in fallo e si girò con il viso ancora inondato di lacrime.

    "Ancora lui, Roberto Roberto Roberto lo odio!! Ha rovinato la nostra vita! Ho vissuto con il fantasma di questo uomo perfetto che come un ombra ha offuscato tutto quello che abbiamo costruito insieme!

    Mi hai voltato le spalle Arianna mi hai lasciato solo da mesi, non sai cosa faccio ne' cosa provo chiusa in te stessa con la testa piena di quell'uomo che è andato via ,VIA, lasciandoti qui senza notizie, se gli fosse importato qualcosa di te..."

    Uno schiaffo sonoro gli chiuse la bocca, la guardò attonito.

    "E' proprio finita Arianna sei senza speranze, resta qui e continua a distruggere la tua vita dietro un sogno da fanciulla romantica. Lui non ti ama e non ti amerà mai! Mai! Io vado via, ho accettato il trasferimento in Francia, ero venito a casa per parlarne con te, per chiederti di seguirmi e provare a ricominciare, ma vedo che è tutto inutile. Sei una pazza illusa. Ed io che speravo....Vai all'inferno Arianna quell'uomo sarà la tua rovina!

    Un attimo e sentì sbattere la porta, era andato via per sempre. Appoggiò la fronte alle ginocchia e pianse tutte le sue lacrime.

     

    Padre Augustin cap 4
     
     
    Si svegliò di colpo, completamente a pezzi.
    Infreddolita, la testa dolorante appoggiata al bracciolo del divano, il notebook, bollente,
    ancora acceso, appoggiato sulle sue gambe.
    Aveva cercato per tutta la notte notizie su Las Lajas, numeri di telefono dell' ambasciata di Colombia e del Ministero degli Esteri, voli aerei per raggiungere la zona e tutte quelle notizie che potevano aiutarla nella sua ricerca di Roberto.
    Si alzò a fatica, dolorante e spossata si preparò una tazza di caffè fece una rapida doccia ed indossata una comoda tuta si accinse a fare le sue telefonate.
    "Buenas Dias ,Embajada de Colombia....."
    " Buongiorno, sono Arianna De Masi .
    Vorrei parlare con qualcuno per avere notizie della situazione ad Ipiales, temo che un mio conoscente sia coinvolto nei...."
    " Un momento prego"
    Alcuni scatti e finalmente la linea libera.
    "Pronto..."
    "Si buongiorno, ho bisogno di notizie in merito alle persone coinvolte nei disordini di Ipiales, sa temo che sia coinvolto padre Roberto Duncan..."
    "Mi scusi ma lei chi è, una parente?"
    " No sono una sua amica......"
    " Mi dispiace non siamo autorizzati a dare notizie ed informazioni a sconosciuti le auguro una buona giornata." Clik
    "Pronto, ma come?"
    Un buco nell'acqua e lo stesso anche all'unità di crisi del Ministero degli Esteri.
    "Lei chi è scusi?"
    Già, lei chi era?
    Nessun legame ufficiale con quell'uomo che sentiva di amare tanto profondamente da essere disposta ad andare a cercarlo in capo al mondo. Con il desiderio di guardarlo negli occhi e di capire se il sentimento che la pervadeva così profondamente era lo stesso che lui provava per lei.
    Sentiva che doveva cercarlo, una forza irresistibile non le permetteva, a dispetto di tutto, di lasciare le cose così.
    Tutto questo unito al terrore che fosse troppo tardi e che gli fosse successo qualcosa di irreparabile.
    "Roberto abbi cura di te. Fa attenzione, non correre inutili pericoli!"
    Le era rimasta un'ultima possibilità: tornare alla Chiesa di San Gabriele!
    Salì in auto e ripercorse il tragitto attraversando il suo paese fino a sbucare sulla strada che costeggiava il mare.
    Era una splendida giornata di sole, la spiaggia lucente, il mare increspato da miriadi di piccole onde dalla cresta luminosa, il volo lento di alcuni gabbiani ed all'orizonte vele colorate che che si perdevano lentamente nel blu.
    Era arrivata. La Chiesa era aperta e si diresse verso l'entrata. Un sacerdote stava sistemando dei fiori sull'altare, talmente preso dal suo compito che sussultò vistosamente quando Arianno gli sfiorò lievemente la spalla.
    " Mi scusi mi chiamo Arianna e sono un'amica di padre Roberto. Volevo chiederle se ha qualche notizia di lui. Sono preoccupata perchè non riesco a rintracciarlo."
    "Mi dispiace, sono qui da poco tempo e non ho notizie se non che è partito improvviamente e senza avvertire tanto che è stato sospeso dall'Ordine."
    " La prego, può mettermi in contatto con qualcuno che può dirmi qualcosa? Le lascio il mio numero di telefono, può chiamarmi a qualsiasi ora, lei è la mia ultima speranza!!!! "
    " Non so, provo a vedere cosa posso fare. Mi dispiace che padre Roberto sia stato sospeso so che fintanto non è sparito è stato un buon parroco ed un buon sacerdote, probabilmente il disegno divino tracciato per lui è lontano dalla via del sacerdozio....."
    " Grazie, grazie , grazie mi aiuti lei , sono disperata e non so più a chi rivolgermi...allora aspetto notizie. Buongiorno , buongiorno...."
    Lasciò la chiesa con un misto di speranza e di apprensione. La sua ultima possibilità per avere notizie....
    Ritornò verso casa sovrappensiero e non rivolse nemmeno uno sguardo al suo amato mare.
    ....................
    "Drin drin. Drin Driin. Drin drin."
    Si svegliò di soprassalto. Le 23:47. Ma chi poteva essere?
    "Pronto?"
    "Buonasera sono padre Augustin confessore ed amico di Roberto.
    Mi scusi per l'ora ma ho bisogno di parlarle di Roberto. So che lei è una sua buona amica e che mi posso fidare.
    E' urgente. Sto per partire per la Colombia."
    Il tempo di infilarsi una tuta e mettere  la macchinetta del caffè sul fuoco che suonò il citofono.
    Padre Augustin. Tozzo, forte, canuto, la faccia abbronzata piena di solchi che denotavano una vita spesa all'aria aperta alla mercè degli elementi, mani forti, piglio deciso .
    L'eta era indecifrabile sessanta sessantacinque anni forse.
    Aveva uno sguardo diretto, franco, sereno.
    la guardava attentamente e con dolcezza mentre ascoltava le sue parole accorate.
    " Roberto mi ha parlato tanto di te Arianna e mi sembra di conoscerti da sempre.
    Mi ha raccontato i suoi dubbi ed i sentimenti controversi nei tuoi confronti quei sentimenti che non erano più fraterni.
    Ho intuito che stava meditando qualcosa ma non sono arrivato in tempo per fermarlo e farlo ragionare.
    Vado ad Ipsiales, non abbiamo notizie dai nostri confratelli da più di una settimana.
    Presumo che Roberto sia andato lì ma non ne ho la certezza.
    parto tra due giorni"
    " Mi porti con lei"
    " No, la situazione può essere pericolosa e non c'è alcuna garanzia....."
    " Mi porti con lei. Qui non ho più niente a trattenermi. Devo vederlo e parlargli, devo assicurarmi che stia bene....poi ....poi ritornerò a casa e forse ricomicerò a vivere.....forse."
    " Arianna, non credo...."
    " Se non mi porta con lei andrò da sola, niente e nessuno riuscirà a fermarmi. Ho deciso padre Augustin.
    Io troverò Roberto ovunque egli sia!
    La prego, mi porti con lei!"
    Una lieve esitazione  qualche istante per riflettere.
    " Bagaglio leggero, partiamo da Roma tra due giorni.
    Lasciami il passaporto per i visti. Ci vediamo all'aereoporto alle 10."
    Parlarono ancora per ore, alla notte si sostituì un alba rosa dai colori di cenere.
    Stavano creando un legame di stima e di fiducia.
    Avrebbero condiviso un lungo viaggio pieno di incognite e pericoli.
    Il dado era stato tratto. 
     
     

    Bogotà  cap5

    " Gli eventi mi hanno portato lontano. La ruota della vita toglie tutte le speranze.

    Come la pelle bruciata da sole, la mia anima ha bisogno di cambiare faccia.

    Fammi credere , Arianna. Salvami! "

    Si svegliò di soprassalto, il cuore impazzito, la fronte imperlata di sudore. Una lama di luce una stanza sconosciuta.

    La voce di Roberto che le sussurrava quelle parole ermetiche, prive di significato. Cosa voleva dire? Girò lentamente lo sguardo, un senso di estraneità per il luogo dove aveva passato la notte: una stanza del Carlton Casa Dann di Bogotà.

    Era arrivata il pomeriggio precedente dopo un lungo viaggio aereo con sosta a Madrid. Sdraiata nel letto ripercorse con il pensiero gli eventi che l'avevano portata fin lì... i giorni concitati che avevano preceduto la partenza, la corsa in taxi verso l'aereoporto di Fiumicino, il timore di non trovare padre Augustin ed il sollievo quando aveva scorto i suoi capelli bianchi accanto al banco dell'imbarco.

    Durante il viaggio avevano sempre parlato, fatto supposizioni , organizzato; e poi la discesa verso la citta di Bogotà con i suoi alti grattacieli e le montagne verdissime che la circondavano.

    La sera prima l'aveva lasciata all'albergo perchè aveva mille cose da fare e poi si sarebbe fermato presso i frati del Santuario di Monserrate. Dopo essersi rinfrescata era scesa nella hall per mangiare qualcosa e mentre era lì era stata attratta da una coppia seduta al bar.

    'E' stata veramente  una bellissima vacanza'

    'Si, peccato che non ci abbiano fatto entrare a Ipiales, ci tenevo tanto a visitare quelle chiesa..'

    Ipiales! Non appena udì questa frase Arianna riemerse dal turbinio di pensieri che le stavano affollando la mente; si voltò di scatto verso la coppia che stava tranquillamente sorseggiando un drink.

    'Siete Italiani?Siete stati ad Ipiales?'

    'No, no purtroppo ci hanno fermato 50 km prima, pare che sia molto pericoloso perchè si dice che la città sia in mano alle FARC. Anche lei vorrebbe visitare il Santuario? Io ho solo visto delle foto è bellissimo'

    Le rispose una signora bruna, con grandi occhi, abbronzatissima; il suo compagno aveva sottili occhi azzurri, la pelle chiara bruciata dal sole equatoriale.

    'No, Si, cioè.. c'è un mio amico che vive in quel monastero, sto andando a cercarlo'

    'Non credo che la faranno passare, la zona è completamente circondata, qua la situazione non è delle migliori, il paese è magnifico ma spostarsi è molto difficile, noi siamo qua da 15 giorni abbiamo visitato gran parte del paese ma la zona di Ipiales è proprio proibita, Domani ripartiamo per l'Italia, comunque io sono Annamaria'

    'Piacere, Arianna'

    'Giampiero, piacere; le auguriamo buona fortuna, che possa trovare il suo amico. Noi ora andiamo: domani la sveglia è molto presto, buonanotte e buona fortuna'.

    'Buonanotte, grazie...'

    Provò un poco di invidia vedendoli allontanare mano nella mano sorridenti come quindicenni innamorati.

    E le avevano confermato le brutte notizie che circolavano sul paese e la Chiesa!

    Rientrò nella sua camera con il cuore in tumulto e si era addormetata a fatica ancora frastornata.

    Ma oggi era un nuovo giorno! Si alzò con calma poichè era ancora presto per l'appuntamento con padre Augustin. 

    Speriamo che almeno lui potesse portarle buone notizie. Ancora sconvolta dal sogno si fece una doccia lunghissima e dopo aver indossato abiti e scarponcini comodi scese nella hall dove trovò padre Augutin ad attenderla, rasato di fresco ma con profonde rughe di preoccupazione che gli solcavano la fronte. Le sorrise appena la scorse.

    "Buongiorno Arianna, riposato bene? Scusa se ti ho lasciato subito ieri sera ma dovevo cercare delle persone. Sto ancora aspettando notizie e probabilmente ho trovato un passaggio , ma fino ad oggi pomeriggio non saprò nulla. Dai ora rilassiamoci , ti porto a visitare Bogotà!"

    Le porse il braccio con fare cerimonioso ed Arianna rise di cuore, per la prima volta serena dopo settimane.

    " Sono pronta, andiamo alla conquista della città!"

    Quanti contrasti!

    Grttacieli moderni e natura selvaggia, polizia ed esercito schierati ad ogni angolo di strada e persone eleganti e bellissime che passeggiavano apparentemente incuranti dei pericoli che evocavano tutte quelle forze dell'ordine dispiegate.

    Passeggiarono nei quartieri dei ricchi possidenti pieni di meravigliose ville di pietra, quasi antichi manieri circondati da giardini curatissimi e viali alberati.

    Andarono a pregare nella Cattedral Primada in Plaza Bolivar la piazza con il Palazzo del Governo.

    Fecero un autentico viaggio nel passato tra le strade del quartiere della Candelaria rimasto intatto dal '600 pieno di case coloratissime e bar e ristorantini allietati da bande variopinte che suonavano la Bamba.

    Mangiarono ajiaco e tame e yuca ed envuelto de maiz innaffiandolo con litri di tinto, l'ottimo caffè lungo colombiano.

    Padre Augustin era un cicerone magnifico, la incantava con la storia di quella città e con mille aneddoti relativi ai quartieri o alle chiese o alle piazze che attraversavano. Guardò con occhi pieni di meraviglia quella città nella quale si respirava un aria di grande benessere e ricchezza.

    "Non fidarti delle apparenze Arianna. Qui non vedi accattoni e questuanti ma solo perchè sono tenuti lontani dalla polizia. Basta sbagliare strada e ti ritroveresti in quartieri pieni di baracche,  povertà e disperazione dove per pochi dollari non esiterebbero ad ucciderti.!"

    Eppure con padre Augustin Arianna non aveva mai percepito alcun senso di pericolo e quella giornata serena, l'ultima forse per chissà quanto tempo, finì in un tramonto mozzafiato mentre si accendevano pian piano le luci della sera.

    Tornò in albergo con una grande gioia nel cuore, per qualche ora aveva dimenticato tutti i suoi affanni e le sue preoccupazioni. Si salutarono con un abbraccio e la promessa di sentirsi non appena fossero arrivate notizie.

    Si erano lasciati da meno di un'ora quando le passarono una telefonata:

    "Arianna, partiamo stanotte; passo a prenderti tra due ore. Ho rimediato un passaggio aereo fino a Pasto, lì troveremo ad attenderci una jeep. Coraggio, si avvicina il momento di conoscere la verità. Mangia qualcosa e copriti bene perchè viaggeremo su un vecchio aereo militare freddo e scomodo."

    Una pista buia, un Dakota malandato che sembrava un vecchio cimelio di guerra. La carlinga completamente svuotata dei sedili e stipata all'inverosimile di casse dal contenuto sospetto.

    "Mio Dio, mio Dio"

    Un sordo terrore le fece battere i denti, un freddo intenso la percorse da capo a piedi. Non avrebbe mai avuto il coraggio di salire su quel 'coso'.

    "Coraggio" la voce di padre Augustin, "Sali serena, ho viaggiato molte volte con questo aereo, ci porterà sani e salvi a destinazione".

    Lo stomaco contratto, le vibrazioni che la facevano tremare poi un rumore assordante e l'aereo cominciò a rollare e dolcemente decollò.

    Le ore trascorsero velocemente mentre il buio più totale li circondava. Una pista illuminata da fuochi di segnalazione: erano arrivati

     

    Tradimento cap6

    Appena scesi notò dei fari che lampeggiavano ad intermittenza nella notte.
    "Ecco la nostra guida Arianna, andiamo, comincia la parte più complicata del viaggio."
    Li attendeva un uomo magro, con la pelle butterata ed i pochi capelli lunghi ed unti: Ramiro. Le strinse la mano con una stretta debole, molle, scivolosa; un brivido la percorse; a pelle sentì che non poteva fidarsi di quell'uomo dallo sguardo sfuggente, ma padre Augustin sembrava tranquillo per cui allontanò il suo malessere e salì sul sedile posteriore della jeep mentre attendeva che caricassero delle casse nel bagagliaio.
    Qualche strattone e presero un sentiero dissestato, buio, pieno di buche. Ramiro guidava con sicurezza al fioco chiarore delle luci di posizione, sembrava conoscere a memoria ogni bivio, ogni curva, ogni buca. Erano entrati nella foresta:  percepiva le ombre incombenti degli alberi che fiancheggiavano la strada, l'odore intenso di foglie marcite, l'umidità soffocante nonostante l'ora e l'altitudine.
    Viaggiarono in silenzio per molti kilometri e lentamente al buio più totale si sostituirono i contorni della giungla che li circondava mentre il cielo lentamente assumeva una colorazione grigia sempre più chiara.
    Con l'aumentare della luce anche l'andatura della jeep diventava sempre più spedita e sentì nel rumore del motore e delle casse cigolanti padre Augustin e Ramiro che parlottavano fittamente:
    "Rebelles, ejercito..... Ipiales". Solo poche frammentate parole arrivavano fino a lei.
    "Arianna, viaggeremo ancora per diversi kilometri con la jeep, poi Ramiro ci guiderà attraverso la giungla per circoscrivere il cordone dell'esercito, saranno circa due giorni di marcia ma poi entreremo a Las Lajas. Sdraiati un po' sul sedile e cerca di riposare: ci attende una lunga marcia". Obbedì immediatamente, appoggiò la testa al suo zaino e seguendo con lo sguardo gli alberi rigogliosi che scorrevano dal finestrino lentamente scivolò nel sonno.
    "Siamo arrivati!"
    Si alzò di scatto e si guardò intorno. Una vecchia pompa di benzina, un edificio fatiscente che cadeva a pezzi, vecchi automezzi in disuso completamente arruginiti e pile di copertoni ammonticchiati. Un cane macilento vagava per quel cimitero di ferri vecchi mentre alcuni uomini con bandoliera e fucile imbracciato discutevano animatamente con Ramiro, probabilmente stavano trattando sul prezzo del materiale contenuto nelle casse, armi sicuramente, in cambio di denaro o di droga. Guardò senza curiosità e, dopo un cenno di assenso da parte di padre Augustin, si avviò verso una porta che doveva essere quella del bagno. Si guardo allo specchio, quel viaggio l'aveva distrutta, i suoi occhi erano circondati da un alone violaceo ed i capelli arruffati. Si sciacquò velocemente il viso e le mani, si ravviò i capelli e si diresse con padre Augustin verso quella che sembrava una taverna ed un bar; nonostante la sporcizia trovò il tinto delizioso e le ciambelle di mais gustose e croccanti. Rifocillata si concesse un sorriso:
    "Ora va meglio Padre, ma quando partiamo?"
    "Penso tra pochi minuti, Ramiro è quasi pronto.
    "Mangia in abbondanza Arianna, e metti nello zaino quest'acqua e queste envueltas, ci sostenteranno durante gli spostamenti.

    Arianna prese anche delle bustine di zucchero che infilò nelle tasche dei pantaloni,poi, attirata dallo sguardo di padre Augustin si girò verso l'entrata: l'uomo che stava con Ramiro li fissava intensamente e faceva gesti vistosi indicandoli.
    Il sorriso viscido e sprezzante di Ramirò le gelò il sangue.
    "Vamonos! Estamos en retraso!"
    Con lo zaino in spalla, al centro tra i due uomini,cominciarono una lenta ascesa.
    Non si vedeva nulla oltre la coltre fittissima di foglie verdi e rigogliose, rami bassi e spezzati percorsi da miriadi di formiche rosse enormi, grosse gocce che si fermavano per un istante sul fogliame per poi cadere giù come una pioggia sottile ed implacabile.
    In pochi istanti fu inzuppata dalla testa ai piedi, i capelli appiccicati al collo, lo spiacevole prurito dato dagli innumerevoli insetti che le volteggiavano intorno pungendola in continuazione!
    Vide fiori dai colori sgargianti e piante sconosciute e spesso sussultò qundo un sibilo sconosciuto sembrava arrivare da qualche ramo vicino.
    L'odore era asfissiante, dolciastro, si sentiva soffocare ma strinse i denti e continuò a camminare mentre la sete le faceva ardere la gola.
    " Pausa Arianna, ci fermiamo a rifollarci!". Finalmente! Aveva perso la cognizione del tempo, camminava come un automa un passo dopo l'altro, incurante di tutto. " Da qui in poi sarà tutto più semplice,tra poco lasceremo la giungla per cominciare a salire, farà meno caldo e queste zanzare fastidiose ci daranno un po' di tregua! Vieni cara, ho un pò di unguento che lenirà le punture sul tuo viso e le tue mani!". Si lasciò cadere esausta, aveva camminato per ore in stato di trance, la fatica, le zanzare, il sudore solo lontani echi nella sua mente. Grosse lacrime silenziose le scesero sulle guance mentre l'unguento le procurava un immediato sollievo.
    Bevve avidamente lunghi sorsi di acqua ma rifiutò il cibo, il suo stomaco non lo avrebbe sopportato! Gli scarponcini le avevano procurato dolorose vesciche che medicò con dei cerotti mentre le cinghie dello zaino le avevano abraso la pelle delle spalle. Non emise un lamento e strinse i denti quando alla fine della pausa imbracciò lo zaino e si rimise le scarpe!
    Lentamente la giungla lasciò il posto ad un sentiero di montagna, l'aria si fece più fresca e respirabile mentre il panorama si apriva su ampie valli verdeggianti e cime ancora innevate. Questo la rinfrancò e le permise di raggiungere abbastanza tranquillamente il luogo nel quale decisero di bivaccare per la notte. Vicino scorreva un ruscello e ne approfittò per rinfrescarsi e mettere i piedi martoriati nell'acqua gelida. Si sdraiò su un masso a pelo d'acqua con i piedi ciondolanti e guardò il cielo terso che si stava accendendo di stelle mentre una falce di Luna, vicinissima, stava sorgendo dalle montagne. Lo spettacolo era tamente intenso che si commosse ma fu distolta da una voce: Padre Augustin, poco distante da lei, stava pregando ad alta voce. Le braccia aperte, il viso rivolto verso il cielo era circondato da un 'aura di beatitudine e mentre lo osservava le parole di un Padre Nostro le salirono spontanee alle labbra.
    Fu un momento indimenticabile, interrotto bruscamente dalla voce chioccia di Ramiro che li chiamava. Aveva acceso un piccolo fuoco e disposto le loro cose intorno. Avrebbero dormito all'addiaccio sotto una coltre di stelle! Consumarono una cena frugale a base di pane di mais e formaggio, deliziosa, parlottarono un pò poi crollarono esausti nei loro giacigli!
    Arianna si svegliò con la precisa sensazione di essere osservata,aprì gli occhi di scatto ed incrociò lo sguardo di Ramiro che subito distolse i suoi occhi come colto in fallo! Si alzò alla ricerca di padre Augustin che stava tornando dal fiume. " Sei sveglia finalmente! Forza Arianna preparati. Se hai bisogno di un pò di privacy non preoccuparti, noi resteremo qui fino al tuo ritorno!" Adorava quell'uomo, aveva compreso le sue esigenze, prese sapone e spazzolino da denti un cambio e si diresse al fiume.Si guardò intorno ammirata seguendo con lo sguardo il volo di un uccello maestoso.Si spogliò e rabbrividendo si immerse nell'acqua gelida. Evitò di guardarsi i piedi martoriati e le spalle e con un sorriso si insaponò con cura lavandosi i capelli ed asciugandosi ai raggi del sole che divenivano sempre più caldi. Ripulita, cambiata ,riposata, si concesse una risata: in serata sarebbero arrivati a Las lajas ed avrebbe avuto notizie di Roberto!
    Sentiva che lo avrebbe riabbracciato presto, sentiva forte la sua vicinanza e questo vigore le permise di affrontare la marcia nell'aria rarefatta.
    " Guarda Arianna! Un condor! E' un incontro raro e gli abitanti del luogo lo considerano di buon auspicio!" Le prese una mano e la strinse forte, aveva compreso tutte le sue difficoltà " Sei coraggiosa Arianna. Non ti sei mai lamentata. Ti ammiro molto e sono felice che tu sia qui con me! Ora comprendo i sentimenti di Roberto. Solo una creatura come te avrebbe potuto distoglierlo dalla sua vocazione....."
    Commossa Arianna gli gettò le braccia al collo e prese forza da quell'abbraccio paterno. Non avrebbe mai dimenticato quei momenti qualunque fosse stato il suo destino!
    " Vamonos" la voce di Ramiro che li incitava a continuare, un ultimo sguardo al volo maestoso del condor ed il sentiero cominciò a curvare.
    Ipiales, finalmente!
    Passarono attraverso sentieri scoscesi, appena tracciati ,spesso nascondendosi nell'erba quando si sentivano delle voci o passavano dei mezzi militari.
    Ma alla fine arrivarono ed ecco Las Lajas. Magnifica e bianchissima. I piani bassi incassati in una stretta valle, il sentiero che scendeva dal paese che si ricongiungeva ad un ponte dalle alte volte mentre il Santuario svettante di cupole e di loggioni sembrava una preghiera rivolta al Cielo!
    Aspettarono il buio acquattati tra il fogliame , in silenzio, con i sensi all'erta.
    Alle prime luci dell'alba si alzarono e si diressero verso la chiesa ancora illuminata da innumerevoli fuochi. Erano finalmente arrivati!
    "Alto! Alto! Se paren! "
    Una pattuglia di guerriglieri sbarrava loro la strada. Ramiro sorrise ed andò verso di loro e si leccò le labbra quando quello che sembrava il comandante gli passò un fascio di banconote. Li aveva venduti! Erano arrivati a pochi passi da Las Lajas e li aveva venduti!
    "Maledetto, maledetto" Sibilò Arianna mentre un moto di rabbia cieca si impossessò di lei.
    Qualcuno la spinse bruscamente da dietro con il calcio di un fucile facendola rotolare per terra
    tra le risate degli uomini. Un uomo andò verso di lei accarezzandole il viso e facendo scorrere la sua mano verso il suo seno.
    "No!" Padre Augustin si avventò sull'uomo e tutto prese ad andare a rallentatore.
    Uno sparo e lo sguardo attonito di padre Augustin che si portava le mani al ventre e le allontanava lorde di sangue, un altro sparo assordante e la testa che schizzava violentemente all' indietro mentre Arianna si sentì gridare e sommergere il viso e le mani di un liquido caldo e viscoso, poi un miriade di puntini gialli luminosi e poi solo buio ....buio...buio

     

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